23 aprile 2014

La Ragnaia del giardino di Villa la Quiete

Che già per lui carpir, si fa la ragna (Paradiso, canto 9). Tra gli elementi caratteristici che decorano il giardino di Villa la Quiete, il più particolare e significativo è forse quello anche meno appariscente: la ragnaia. Collocata sul lato sinistro, se si osserva dalla bella terrazza della villa, essa è costituita da un sistema di siepi, principalmente di leccio, adatte ad attirare gli uccelli e catturarli con le reti sottilissime, che venivano poste in modo da avvolgere tali strutture vegetali. La prima rete, a maglie più larghe, permetteva il passaggio degli uccelli soltanto in direzione dell'esterno, dove però incontravano una seconda rete, a maglie più strette, che li intrappolava tra di esse.
E' facile comprendere pertanto come la ragnaia rivestisse una importante funzione pratica; grazie ad essa il Conservatorio della Quiete poteva approvvigionarsi di volatili, entro le mura del proprio giardino, dove si trovava al centro anche una vasca, adibita all'allevamento dei pesci.
Il giardino e la ragnaia.
Tuttavia, oltre a questa sua utilità del passato, la ragnaia ricorda ancora oggi anche uno degli elementi più caratteristici dei giardini toscani e medicei. Non ripercorreremo qui la lunga storia del giardino, da quello di Alcinoo, visitato da Ulisse, a quelli dell'antica Roma, ai chiostri monastici, con i loro riferimenti simbolici al giardino dell'Eden. Ci basti per adesso un breve richiamo al successo europeo dei giardini medicei, che spiccavano in originalità e gusto nel panorama del secolo XVI, e che, negli ultimi decenni dello stesso, assursero a modello, imitato in tutti i regni europei; con i suoi elementi tipici: della ragnaia, del selvatico, del giardino dei fiori, dell'orto, delle spalliere di arancioforti, dei boschetti cedrati, dei boschetti di agrumi e delle spalliere di gelsomini. I modelli furono innanzitutto quelli di Castello, di Boboli e di Pratolino, dove si era affaccendato a lungo lo stesso Bernardo Buontalenti. Tra i giardinieri che avevano lavorato con il Buon Talenti, vanno ricordati i fratelli Francini che Ferdinando I Medici inviò alla corte di Enrico IV. Il sovrano francese, infatti, desiderava rinnovare i suoi esterni secondo i modelli della Toscana. I Francini, in questo modo, lavorarono a Fontainbleau, a St. Germain en Laye e al Lussemburgo, in questo modo, dalla Francia, il modello dei giardini medicei si diffuse all'Inghilterra, alla Spagna e all'area tedesca. Presso Salisburgo, nei giardini di Hellbrunn, furono progettati (prendendo a riferimento Pratolino) molti elaborati giochi d'acqua. Unico esempio di questo genere, per il quale le ville medicee erano tanto ammirate, a sopravvivere ai rifacimenti e giungere ai nostri giorni.
Il giardino racchiuso tra le mura di Villa la Quiete, risale invece agli ultimi anni della famiglia dei Medici, se pure mantenne il modello tradizionale. La costruzione rimanda all'impegno di Anna Maria Luisa Medici, l'elettrice palatina, che finanziò i lavori tra il 1724 e il 1727, sebbene si preoccupasse di fare in modo che fosse soprattutto la superiora delle Montalve ad effettuare i pagamenti alle maestranze, mantenendo in questo modo l'umiltà ed il profilo riservato che contraddistingueva i suoi lunghi soggiorni alla Quiete. Tali lavori, dotarono l'educandato di un giardino che si riferiva a quelli vicini delle ville di Petraia e Castello, confermando come la residenza della Quiete facesse parte, ormai indissolubilmente, dell'anello di ville medicee che circondava la città di Firenze.
Progetti del giardino.
Il progetto fu realizzato dall'architetto Pietro Giannozzi, avvalendosi della sicura collaborazione del capo giardiniere di Boboli, Sebastiano Rapi. Il confronto con i progetti originari ha permesso di constatare come l'impianto originario non sia più stato modificato sostanzialmente; alla luce di questa continuità l'elemento più significativo risulta proprio la ragnaia, perché se per osservare un esempio dei giochi d'acqua medicei occorre recarsi a Salisburgo, la ragnaia della Quiete è tra le pochissime, nell'area fiorentina, ad avere conservato la sistemazione originale, con la potatura geometrica delle spalliere di delimitazione dei vialetti e la struttura regolare, pensata per favorire la distensione delle reti per la caccia. Al riguardo della caccia era infine rivolta l'ultima caratteristica della ragnaia che sarà interessante ricordare prima di concludere; quella della scelta delle specie arboree. Oltre ai lecci che attraevano gli uccelli con la loro ombra e fornendo l'habitat, dovevano essere presenti anche le piante commestibili, per un maggiore potere di richiamo. I giardinieri delle Montalve scelsero,come annotano gli anonimi Ricordi del conservatorio, "allori, corbezzoli, genestre e altre robe da invitare uccelletti", come raccomandava, del resto, anche un diffuso trattato cinquecentesco riguardante il tema, (G. A. Popoleschi, Del modo di piantare e custodire una ragnaia e di uccellare a ragna).
La ragnaia non era però utile soltanto per la caccia, all'interno, tra i corridoi, si trovano due stanze verdi, una delle quali è suggestiva per la sua pianta ottagonale, mantenuta fin dai tempi del progetto originario.
Ci piace, da ultimo, ricordare come, soprattutto grazie al modello della Quiete, sia possibile ricostruire la maniera nella quale dovessero essere strutturate le grandi ragnaie di Boboli e di molti altri spazi verdi, andate perdute con la ristrutturazione dei giardini secondo lo stile Ottocentesco. Villa la Quiete conserva quindi uno degli ultimi esempi di un antico elemento dei giardini toscani: la ragnaia. Suggestiva nella forma verde ma anche nella parola, dai molteplici significati: quello dell'elemento vegetale, quello della rete per catturare gli uccelli e quello più figurato di insidia, inganno o stratagemma. E' in questo senso che utilizza la parola Dante nel Cielo di Venere del Paradiso, ricordando gli intrighi tessuti contro il signore Rizzardo da Camino "Che già per lui carpir, si fa la ragna". In modo simile, nella rima "Io Son Venuto al Punto de la Rota", "Amor che sue ragne ritira al ciel", ricordando ancora più da presso un significato legato alle reti che un tempo venivano tese, sopra ai lecci di Villa la Quiete, per catturare gli uccelli più sfortunati.          


Bibliografia

S. Casciu, Dalla villa al giardino: trasformazioni settecentesche della Quiete, in: Villa la Quiete, a cura di C. De Benedictis, Firenze, Casa Editrice le Lettere, 1997, pp. 129-146.  
G. Galletti, Il giardino di Villa la Quiete, in: Parchi e giardini storici, Roma, Leonardo de Luca Editori, 1991, pp. 95.
R. Gaudio, La ragnaia di Villa Guicciardini Corsi Salviati a Sesto, in: Tecniche edili tradizionali, Firenze, Alinea Editrice, 1998, pp. 122-124.
L. Zangheri, La fortuna dei giardini medicei in Europa, in: Il giardino storico, Firenze, Regione Toscana, 1987, pp. 137-141.
L. Zangheri, La storia del giardino e del paesaggio, Firenze, Leo S. Olschki, 2003.
Vocabolario della Crusca, 1 ed, 1616, s.v. "Ragna".



Articolo scritto da Alessio Mariani

Sito Web: Villa La Quiete Firenze



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