13 marzo 2013

Marx e l'Urss, si è davvero realizzata una rivoluzione Marxista in Unione Sovietica?



Il manifesto del Partito Comunista, scritto da Marx ed Engels, venne pubblicato a Londra nel 1848. Questo scritto politico esercitò fin da subito influenza e fascino sugli intellettuali ma anche sugli avversari politici, soprattutto all’interno della classe borghese.

Uno dei punti cardini dello scritto è la teoria della lotta di classe, inseribile in diversi contesti storici, con oppressori e oppressi da sempre in contrasto reciproco. L’ultimo cambiamento si è avuto con la rivoluzione francese, quando la borghesia ha sconfitto il suo oppressore, il feudalesimo, modificando i rapporti di produzione e controllando il libero mercato. Inoltre ha migliorato le comunicazioni, cercato nuovi mercati in tutto il mondo, reso cosmopolita la produzione, assoggettato i popoli barbari e schiavizzato il proletariato, ma soprattutto ha creato il capitalismo che proletarizzò i ceti intermedi (artigiani, agricoltori); per questo motivo, secondo Marx ed Engels, la classe proletaria sarebbe diventata la maggioranza della popolazione. 

I due filosofi affermano che la società va scindendosi in due grandi classi sociali, ovvero la borghesia e proletariato. Quest'ultimo deve raggiungere la coscienza di classe e costituirsi in partito politico per attuare un processo storico inevitabile: la rivoluzione proletaria. 

Fin qui dobbiamo rivolgere due critiche fondamentali al sistema marxista: la proletarizzazione dei ceti intermedi non è avvenuta, anzi se ne sono costituiti di nuovi (impiegati, dirigenti), e le condizioni degli operai sono migliorate continuamente grazie ai sindacati e agli scioperi. 

Il proletariato, afferma Marx, divenuto partito, attuerà la rivoluzione distruggendo ogni struttura borghese, abbattendo lo sfruttamento degli operai, promuovendo l’ateismo, abolendo la proprietà privata e il lavoro salariato. Dovrà essere istituita una dittatura proletaria, durante la quale verrà istruita la borghesia a questa nuova visione del mondo; successivamente lo stato e le classi sociali non esisteranno più, e tutti vivranno “a ciascuno secondo i propri bisogni e da ciascuno secondo le proprie possibilità”. 

Questo passaggio viene considerato da molti studiosi eccessivamente autoritario poiché attribuisce il monopolio della verità ad una classe sociale e ad un partito politico che ne incarna la coscienza. 

A distanza di anni, in Europa, uno dei più grandi sistemi politici costituitosi è proprio il comunismo, definito tale da chi ha mantenuto il potere nell’Unione Sovietica a partire dal 1917, dopo la rivoluzione bolscevica. Il proletariato ha abbattuto prima, a febbraio, il potere secolare degli Zar, poi, a ottobre, i Bolscevichi hanno preso il potere con un colpo di stato, rifiutandosi in seguito di accettare l’esito delle elezioni. 
          
Lenin ha mantenuto il comando dal 1917 al 1924 cercando di migliorare le condizioni degli operai e dei contadini, e dettando le linee guida dei Partiti Comunisti europei. Alla sua morte Stalin, annientando la concorrenza di Trotsky, si appropriò del potere fino al 1953, anno della sua morte. 

In questo trentennio numerose novità sono state introdotte, vediamo quali sono le più rilevanti dal punto di vista politico ed economo. Innanzitutto epurò ogni tipo di opposizione interna ed esterna al partito, governando in maniera dittatoriale e dispotica e condannando milioni di kulaki, dissidenti, intellettuali ai lavori forzati nei gulag. La Russia staliniana era divisa in due: da una parte il partito Comunista e la Nomenklatura (elenco delle posizioni o dei lavori di maggiore responsabilità, i cui occupanti dovevano essere approvati dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica), dall’altra parte il popolo. 

In ambito economico l’Urss di Stalin divenne una superpotenza mondiale al pari degli Usa, ma il livello di vita della popolazione rimase povero, anche se lo stato forniva a tutti i cittadini lavoro, alloggi, trasporti, assistenza sanitaria; la spesa maggiore delle famiglie russe dell’epoca era per l’alimentazione. 

A questo punto possiamo davvero dire che si è realizzata una rivoluzione Marxista? Direi di no, o almeno solo in minima parte. 

La presa del potere di febbraio fu sì rivoluzionaria, ma venne attuata da tutti i partiti politici (liberali, social-rivoluzionari, menscevichi, bolscevichi), mentre la rivoluzione d’ottobre dei Bolscevichi fu più che altro un colpo di stato, avvenuto senza gravi spargimenti di sangue; le classi sociali vennero abbattute in parte poiché perduravano le differenze di ricchezza fra appartenenti al partito e al popolo; l’ateismo di stato ebbe buona diffusione anche se, durante la seconda guerra mondiale, Stalin cercò spesso l’appoggio della chiesa per convincere il popolo a resistere contro il nemico; la dittatura proletaria divenne mal funzionante e un singolo uomo si appropriò del potere per trent’anni; lo stato non cessò mai di esistere; lo sfruttamento degli operai e dei contadini non diminuì (adesso venivano sfruttati direttamente dallo stato) e persistette la forma di lavoro salariato; in ogni caso il livello di vita dei cittadini si livellò e ci fu una parziale uguaglianza, seppure povera. 

Con la morte di Stalin e l’allentarsi del terrore l’Urss iniziò la propria disgregazione aprendo le porte al capitalismo. Oggi le condizioni di vita del popolo russo sono misere, la delinquenza dilaga, le persone furbe e corrotte si sono arricchite, il governo si nasconde sotto una maschera democratica (più di 200 giornalisti sono stati uccisi negli ultimi quindici anni) e la Russia non è più la grande potenza mondiale di una volta. 

Voglio concludere questo scritto dicendo che non basta definirsi comunisti per essere tali e la dittatura staliniana in Unione Sovietica aveva ben poco, sennò nulla, di marxista.


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