20 giugno 2012

Definita “osservatrice” per sfruttare il mio lavoro

"Ho un cartellino che dovrei ormai buttare via, invece senza capirne il perché continuo a tenerlo qui in casa, e quando lo vedo tutto il carico di rabbia, delusione, frasi non dette e frustrazione piomba di nuovo sulle mie spalle. Sopra al mio nome c'è scritto "osservatrice" e a leggerlo mi viene un po' da ridere, ma è un sorriso amaro. Forse considerandomi "osservatrice" pensavano di rendere meno grave il fatto che stessi facendo una "prova" di lavoro in nero.

Già, perché fanno tutti finta di non saperlo, ma il "periodo di prova" è compreso nel contratto.

Lavorare senza un contratto, prova o non prova, è lavoro in nero, senza "se" e senza "ma".
Non è per "osservare" che facevo un'ora di macchina ogni giorno, e non "osservavo" quando i medici mi chiedevano di assisterli, o portare immediatamente strumenti e materiali che io neanche sapevo dove cercare, non sono rimasta ad "osservare" quando ho visto che il magazzino non aveva un minimo di ordine logico e gliene ho dato uno. Non mi sembra che "osservare" significhi pulire anche il sangue di pazienti affetti da Hiv ed epatite. Eppure mi è stato persino chiesto di "osservare" in sostituzione ad un'altra assistente, quindi doppio turno, quindi 11 ore. Il solo fatto di essere lì era estremamente umiliante: avevo portato il curriculum dopo aver visto che cercavano un'apprendista assistente.

Dopo due giorni mi hanno chiamato per "una settimana di prova". Ero troppo felice per considerare quanto fosse illegale e contro i miei diritti farmi entrare in uno studio medico senza un contratto, ma che vuoi che sia, in fondo è per una settimana. E quando la settimana è finita, e mi è stato comunicato il turno della settimana successiva, non ho dato peso al fatto che non potevano farlo. Stavo lì a pensare "dovevo fare una settimana di prova, mi dicono di tornare anche la settimana prossima, vuol dire che sono andata bene".

Continuavano a schiaffeggiare i miei diritti ma suvvia, che sarà mai. Dopo quasi un mese mi dicono che in effetti sono andata bene. Mi dicono che gli altri assistenti ed i medici si sono trovati bene. Mi dicono che "domani intanto chiamiamo un'altra a provare, poi ti faccio sapere sabato prossimo". Detto ciò mi vengono fatti i complimenti per la bravura nel mio lavoro, complimenti decisamente fuori luogo. E in quel preciso momento mi sono sentita immensamente stupida. È sottinteso che le ore lavorate non mi sono mai state pagate, neanche un rimborso benzina, ma 60 km al giorno per una persona disoccupata sono un lusso.


Irene 

Fonte: Il Tirreno del 17 giugno 2012, pagine di Pistoia


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