21 gennaio 2012

Costa Concordia: dopo cento anni la storia si ripete

Il disastro avvenuto lo scorso 13 gennaio nelle acque di fronte all’isola del Giglio sta facendo ritornare in mente a molta gente i pericoli che si affrontano durante la navigazione. Infatti, quel giorno, verso le 22:00, una nave da crociera, la Costa Concordia, appartenente alla compagnia Costa Crociera, sulla quale si trovavano in vacanza migliaia di persone tra cui bambini e anziani, ha sbattuto sul fondale marino proprio vicino agli scogli dell’isola. Tutto ciò è accaduto a causa di un errore umano, dato che il comandante della nave Francesco Schettino ha voluto ad ogni costo avvicinarsi con il gigante di ferro e lamiera al piccolo centro turistico, per omaggiare il capo chef della nave, i cui genitori abitano proprio sull’isola. 
Altre volte la nave era passata vicino all’isola ma mai come questa volta, l’ultima volta. Infatti la nave ha iniziato subito ad imbarcare acqua e la preoccupazione dei passeggeri è salita alle stelle. Molte persone non sono riuscite a scappare dalla nave; le operazioni di salvataggio sono durate fino all’alba: in tutto si sono calcolate circa una ventina di morti e qualche centinaio di feriti. Le colpe di questa tragedia ricadono sul comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che ha abbandonato il controllo della situazione subito dopo aver visto che la nave iniziava a piegarsi su un lato imbarcando acqua. Secondo alcuni testimoni il comandante quella sera aveva bevuto un po' troppo e quindi non sarebbe stato in grado di aiutare gli altri una volta combinato il guaio.
A quel punto è scappato, nel vero senso della parola, dalla nave e ha raggiunto l’isola vicina a bordo di una piccola imbarcazione. Ascoltando le telefonate tra Schettino e la capitaneria di porto avvenute la sera dell’accaduto, si delinea un profilo negativo di Schettino: infatti lui avrebbe rifiutato di ritornare sulla nave a salvare l’equipaggio e il resto dei passeggeri, appellandosi a scuse banali. Dalle telefonate registrate emerge il fatto che fosse spaventato, come è naturale in questi casi, ma un comandante di una nave sulla quale c’è gente che rischia la vita non può di certo permetterselo. 
Ora Schettino rischia grosso, sono tante le accuse contro di lui quanto i meriti. Infatti molti affermano che Schettino abbia salvato centinaia di persone prima di scappare dalla Costa Concordia. Un personaggio non ben definito, dunque, ma sul quale ricadono imputazioni pesanti. La nave per ora resta ancora lì, a poche decine di metri dall’Isola del Giglio dove si trovano molti dei sopravvissuti di quella lunga notte. 
Per far in modo che il relitto venga rimosso sono arrivati tecnici da tutto il mondo per analizzare le condizioni di recupero della “balena di ferro”. Sono diverse le possibilità a proposito del recupero del relitto: i più esperti, come Max Iguera, socio della Cambiaso-Risso e rappresentante della Smit in Italia, affermano che prima di tutto bisogna svuotare le cisterne della nave dove c’è il carburante. Per fare questo è necessario che la nave sia stabile e non sprofondi ancora. Poi, in un secondo momento, la nave, in base alla posizione che assumerà dopo lo svuotamento delle cisterne con il carburante, si potrà trascinare via grazie all’ausilio di navi da “tiro” o si dovrà smontare sul posto. Molto complicata appare invece la rimozione del relitto nel caso in cui sprofondasse ancora di alcune decine di metri: a quel punto i costi di smantellamento sarebbero elevatissimi e si potrebbe optare per la bonifica della nave e per poi lasciarla nel fondale marino. 
Questa vicenda è stata paragonata a quella del famoso Titanic, il transatlantico che si scagliò contro un iceberg proprio cento anni fa, nel lontano 1912. Lontano nel tempo, ma non negli errori. I tempi cambiano e le moderne tecnologie sono entrate a far parte anche del mondo navale, ma gli sbagli dell’uomo no, quelli rimarranno per sempre. 

di Anthony Civale

Nessun commento:

Posta un commento