22 gennaio 2012

Bersani: Campione di salto e leader del partito “Poco” Democratico

Poi dicono che non ci dovremmo indignare perché siamo in buone mani (quelle bucate dei nostri politici)...ma con il Partito “poco” Democratico e il Popolo delle Libertà “momentaneamente sospeso” alla base del sistema partitico, come facciamo a restare tranquilli?
Pensare, poi, che i leader dei due partiti sono B. da una parte (Alfano non conta molto; vedrete che prima delle prossime elezioni, il Cavaliere tornerà alla guida del partito, distruggendo le speranze di quei pochi illusi che credono nella rinascita del PdL) e  Bersani dall'altra, non aiuta.
Ma se ormai, le porcate e le contraddizioni del PdL sono ben note, quelle del Pd forse lo sono un po' meno.

Premessa: preferisco qualunque politico al Piazzista di Arcore (come lo chiamava Montanelli).

Purtroppo però, ripeto, anche Bersani è artefice di porcate e contraddizioni.
Partiamo dalle contraddizioni: Bersani, è capace di dire una cosa e smentirsi dopo poco (ovviamente senza pagare pegno); come si evince dal titolo poi, è campione di salto, o meglio di “salto sul carro del vincitore”. La sua bravura in questo sport (tipicamente italiano) batte quella di qualunque altro politico. Vi porto qualche esempio.

Prima del “Referendum di primavera” Bersani affermò sul nucleare: “L'Italia per risolvere i problemi dell'energia, deve smantellare il vecchio nucleare e partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare pulito, avvicinandosi alla quarta generazione”. E ancora sull'acqua pubblica: “Il pubblico deve avere il comando programmatico dell'intero processo di distribuzione e le infrastrutture essenziali come le dighe, i depuratori, gli acquedotti, devono essere sotto il pieno controllo del pubblico, ma ciò non vuole dire che il pubblico non possa affidare, ai privati, parti della gestione del ciclo, ovviamente dopo regolare gara e con un'autorità indipendente che vigili costantemente sul rapporto tra capitale investito, tariffe per il consumatore e remunerazione”.
Poco prima dello stesso referendum, il leader del Pd, prendendo le vesti di Nostradamus, disse: “Noi non abbiamo nessuna strategia referendaria, perché in 15 anni, si sono persi 24 referendum e poi manca l'aspetto propositivo”.
Quando iniziò a “tirare aria” di quorum però, Bersani si smarcò dalle precedenti posizioni, e con un grande slancio, montò sul carro dei vincitori, esaltando i meriti del Pd nella vittoria referendaria. Affermò: “Questo è stato un referendum sul divorzio...tra il Governo e il Paese. Ora siamo pronti ad esprimere un altro programma di politica energetica che faccia a meno del piano del nucleare del Governo”. Ma come, non voleva il nuovo nucleare per avvicinarsi alla quarta generazione? E soprattutto, perché se non esisteva una strategia referendaria, il Pd si è attribuito i meriti della vittoria? 

Ma non è l'unico caso del salto sul carro del vincitore; infatti prima della raccolta del milione e duecento mila firme (per l'esattezza 1.210.466) per il referendum sulla legge elettorale, Bersani, riferendosi al comitato referendario, disse “meglio la via parlamentare (per modificare la legge elettorale esistente, ndr)”. Quando capì però, che il comitato referendario era riuscito a dare vita ad un fenomeno elettorale incredibile (raccogliendo così tante firme), negò la sua precedente posizione, unendosi ai festeggiamenti del comitato stesso.
Nei giorni successivi, riferendosi al solito comitato, dichiarò: “Mi aspetterei che ci ringraziassero perché abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme: noi non abbiamo messo il cappello sul referendum, ma abbiamo messo i banchetti”. Secondo Bersani quindi, i meriti non sono da attribuire ai vari Segni, Di Pietro e Parisi che si sono battuti per raccogliere le firme, ma vanno attribuiti al Pd, che non scordiamoci, sosteneva la soluzione parlamentare a discapito del referendum.

Purtroppo però, il referendum è stato bocciato dalla Consulta, e il leader del Pd, anziché cercare di difendere lo strumento di democrazia diretta, si è nascosto dietro timide dichiarazioni, del tipo “Non possiamo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo. Il Pd è impegnatissimo a cambiare il Porcellum”.
A mio modo di vedere, Bersani ha gioito immensamente dopo la decisione della Consulta (ovviamente senza manifestarlo pubblicamente), così come il PdL. La mia paura (paura condivisa da alcuni giornalisti) infatti, è quella che i partiti di maggioranza, ossia PdL e Pd (con l'avvallo dell'Udc), vogliano tornare ad un “proporzionale puro”, sistema elettorale da Prima Repubblica, che consenta loro di governare con l'ausilio del Terzo Polo (che decide volta per volta con chi schierarsi), escludendo così la Lega e l'Italia dei Valori.
A pensar male si fa peccato, ma ci si indovina: c'è odore d'inciucio e di porcata bipartisan (con il consenso di San Bersani di Bettola). E il Partito Democratico, diventa così Partito “poco” Democratico.

Un'altra porcata è l'avvallo del Pd (insieme a PdL e Udc) alla “norma Severino” che permette ai detenuti di scontare ai domiciliari gli ultimi 18 mesi della pena. Ovviamente, l'intenzione dei partiti non è quella di far uscire dal carcere i detenuti, ma quella di salvare politici, amici dei politici e parenti dei politici dalla galera. Come sempre destra e sinistra si trovano d'accordo su un punto: la giustizia, o meglio lo sfascio della giustizia.

Per concludere in bellezza voglio citare una dichiarazione di Bersani, rilasciata al “Corriere della Sera” il 14/12/2011. Disse riferendosi al pagamento dell'ICI da parte della Chiesa Cattolica: “Il Governo Monti deve fare chiarezza su una norma, quella che distingue gli immobili adibiti al culto da quelli a fini commerciali, che viene applicata fin'ora in modo confuso”. La norma in questione è il decreto 223 del 2006, firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Prodi. Sapete chi era il Ministro in questione? Pier Luigi Bersani, che quindi ha chiesto a Monti, di fare chiarezza su un decreto scritto e firmato da lui stesso: un'interpretazione autentica molto originale.

Non so se Bersani, alle prossime elezioni, diventerà Presidente del Consiglio o rimarrà leader dell'opposizione, ma una cosa è certa: se questo è il leader del partito di maggioranza (secondo i sondaggi), la nostra classe politica è veramente alla frutta!


di Simone Ferrali



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