1 novembre 2011

Intenzioni di voto

Sale al 10% esatto il vantaggio del centrosinistra sul centrodestra nel sondaggio mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it. A un mese e mezzo dall'ultimo rilevamento, il centrosinistra arriva al 45,5% (era al 44%) e il centrodestra scende di due punti, dal 37,5% al 35,5%. In un quadro in cui la fiducia nel governo e nel premier è ormai scesa a livelli minimi, diventa dunque più rilevante il dato delle intenzioni di voto. Rispetto a settembre si muovono quasi esclusivamente i due blocchi maggiori l'uno in contotendenza rispetto all'altro. Restano fermi sia il Terzo Polo inchiodato da tempo al 13% che il Movimento 5 Stelle (3,5% come a settembre dopo l'impetuosa salita dal 2,5% di giugno), mentre la Federazione delle sinistre risale all'1,5% (era scesa allo 0,5%).
All'interno del centrosinistra si assiste alla crescita del Pd (dal 27% al 28%) che non sembra subire troppo i contraccolpi dovuti alle divisioni interne e dell'Idv (dal 6% al 7%). Per Di Pietro, dunque, c'è stato un importante recupero dallo scorso giugno quando era sceso al 4,5%, recupero dovuto, forse, a una politica più attenta al rafforzamento della coalizione a dimostrazione del fatto che, ormai, l'elettorato del centrosinistra, pur con tutte le sue storiche divisioni, sente fortemente l'obiettivo di tornare a vincere e di mandare a casa l'attuale governo. Fermo a un importante 7,5% il Sel, piccoli movimenti per gli altri con i Verdi ancora in difficoltà.
Nel centrodestra salta subito all'occhio il crollo della Lega Nord che era al 9,5% a giugno (ma, prima era arrivata anche oltre l'11%), al 9% a settembre e deve adesso accontentarsi del 7,7%. L'elettorato sembra avere meno fiducia in Bossi, vive negativamente la "dipendenza" dal Pdl e da Berlusconi e non apprezza nemmeno le divisioni interne del Carroccio. Quanto al Pdl, siamo arrivati al 25,3% con un calo dell'1,2% rispetto a settembre e di oltre due punti sullo scorso giugno. A questo punto neanche un improbabile alleanza con i centristi di Casini potrebbe salvare il centrodestra dalla sconfitta. Tutto questo ferme restando le ben note e straordinarie capacità di recupero di Berlusconi in campagna elettorale.
Fiducia. Questa volta è necessario partire dal governo. L'esecutivo di centrodestra ha davvero toccato il fondo. Il tasso di fiducia (la somma di coloro che dicono di avere molta o abbastanza fiducia nella compagine ministeriale) è arrivato al 15%. Sono 40 punti in meno rispetto al massimo raggiunto del 55% nel giugno del 2008 e altri 4 perduti nell'ultimo mese. Anche Berlusconi (che perde solo 2 punti rispetto a settembre) deve subire l'umiliazione di un crollo di 40 punti esatti rispetto al suo record del 62% raggiunto nell'ottobre del 2008. Dopo tre anni esatti di governo si trova a quota 22%.
I ministri. Solo due ministri (Maroni col 57% e Sacconi col 51%) mantengono un livello accettabile di fiducia (somma di coloro che dichiarano "molta o abbastanza" fiducia). Entrambi, comunque, sono in calo rispettivamente di 3 e 2. Un anno fa erano sei i ministri sopra la soglia del 50%.  E in calo, questo mese, sono undici ministri su 22. Scendono di tre punti, oltre a Maroni, anche Tremonti (dal 42 a 39), Bossi (a quota 38) e Prestigiacomo a 31; di due punti Carfagna, Brunetta, Calderoli, Gelmini e Romano. Quest'ultimo tocca il record negativo dell'8%. Lascia solo un punto sul terreno il ministro delle infrastrutture Matteoli. 

fonte: Repubblica



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